Dopo aver compiuto gli studi universitari in Lettere e Filosofia, specializzandosi in Archeologia classica e cristiana, nei primi anni ’60 Teresa, dalla natia Puglia, si trasferì a Milano dove nacque il suo Teatro ispirato dal talento e dalla sensibilità straordinaria che si palesarono fin da subito in una predestinazione verso le attività artistiche e la Scena. Per Teresa la scrittura di teatro era il passaggio tra la vita, nelle sue realtà e nei suoi tanti aspetti e quel mondo della rappresentazione che rende tutto più vero, più vivido, paradossalmente più reale.
Negli ambienti artistici milanesi Teresa conobbe Giorgio Strehler e negli anni ’70, quando il regista creò lo “Spazio Parola” dedicato agli autori della contemporaneità, Teresa entrò a farvi parte. Sono anni di scoperta, ricordava Teresa, di esaltante relazione umana, culturale ed artistica, anni importanti dove ho compreso che la vera scuola è l’incontro con il Maestro, con i Maestri che incidono sulle nostre vite.
Nacquero così lavori di drammaturgia portati in scena in quegli anni al Piccolo e in altri teatri, interpretati da grandi attori come Franco Graziosi, Lucilla Morlacchi, Valeria Moriconi e Alberto Lionello. Una delle sue opere “Violenza” fu pubblicata nella collana “Spazio Parola” ideata da Giorgio Strehler.
Queste esperienze suscitarono in Teresa Pomodoro la volontà di creare un Teatro aperto alla contaminazione, un’esperienza culturale al servizio del sociale e delle tematiche escluse dalla cultura tradizionale.
Nell’animo di Teresa prese forma una concezione teatrale intesa come esplosione di Pensiero e Vita, di Sentimento e Istinto: una luce che fende il buio della banalità e della grettezza, un inno agli aspetti primordiali della natura umana che devono fondersi con la ragione per un futuro di solidarietà e di speranza.
Per Teresa l’esito naturale fu la fondazione di uno Spazio Teatro autonomo, associazione NO’HMA, non profit, la quale poi troverà la sua sede nella magnifica cornice dello Spazio di Via Orcagna.
Tra la fondazione di NO’HMA, la realizzazione del restauro della sede, lì dove sorgeva una palazzina dismessa dell’Acqua potabile di Milano, Teresa ha portato avanti con determinazione la sua idea di teatro, per la quale ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti pubblici e istituzionali.
Teresa Pomodoro non solo ha infuso la sua passione e la creatività negli spettacoli, manifestazioni e incontri che hanno animato lo Spazio Teatro di Via Orcagna, ma ha fatto suoi i luoghi della solitudine sociale e dell’emarginazione, portando il teatro tra gli esclusi e rendendoli protagonisti della sua arte. “Teatro in Carcere”, una delle più belle pagine sul tema del recupero negli ambienti costrittivi, ha preso vita nel Carcere di Reclusione di Milano-Opera e nel Carcere di S. Vittore, dove negli anni sono state realizzate rappresentazioni di Brecht, Shakespeare, Aristofane, tutte aperte al pubblico, tutte straordinarie per contenuti, significati, apparati scenici, scenografici, allestimenti, rendendo attori-protagonisti centinaia di detenuti.
Da questa esperienza alta e importante sono scaturite diverse pubblicazioni, “Le Quinte dell’anima”, “Il mio Teatro Nudo” e “La vita offesa”.
L’idea di pubblico come parte integrante della scena è stata sempre centrale anche nei laboratori cultural-teatrali nella “Casa della Carità A. Abriani” di Milano: allo straordinario spettacolo nel parco di Ponte Lambro hanno partecipato i rom ospiti della Casa della Carità. Da qui è scaturito l’impegno per la cura e la realizzazione di attività formative dedicate a educatori, operatori sociali, studenti e specializzandi delle università milanesi.
Sempre con lo stesso spirito di immersione in un teatro palpitante di vita, che in essa si confonde, se ne appropria, la restituisce nelle forme più varie, più empatiche, Teresa ha messo in scena dagli anni ’90 per NO’HMA innumerevoli progetti teatrali, musicali, culturali, sperimentando forme e dimensioni all’avanguardia, secondo le caratteristiche di un teatro in perenne mutamento, in cui nulla è predefinito e immobile.
Un Teatro teso ad abbattere linguaggi assimilati, strade già percorse per trovare nuove vie di comunicazione più aderenti alla concezione di umanità e del ruolo che essa deve ricoprire nella realtà: un obiettivo che Teresa ha perseguito ricoprendo i ruoli di attrice (da Medea a Don Giovanni, da Madre Terra a Bakhita e a Madre Teresa), di regista dirigendo attori di talento e di lunga esperienza, musicisti, compositori e ancora di autrice: scrivere, afferma Teresa, e sentirmi nei ruoli più diversi vuol dire aderire anche con l’attorialità ai personaggi, alle mie tante Figure interne, vuol dire rivelarmi come in un ritratto che si trasforma, si frantuma e si ricompone, proustianamente denso di sfaccettature, di domande, di desiderio e ricerca, vuol dire continuare….
La drammaturgia di Teresa Pomodoro è specchio di pensieri e sentimenti, calata del tutto nella realtà più attuale e nelle immagini del nostro tempo; è una scrittura contemporanea, ironia che diventa comicità, è provocazione colta, è uno sguardo curioso e disincantato sull’uomo, che è protagonista del mondo interno di “Figure” a cui Teresa ha dato voce e che assumono cento volti e uno.