No´hma e la sua storia

Che cos'è NO'HMA oggi

Lo Spazio Teatro NO'HMA è nato dalla felice intuizione della sua fondatrice, Teresa Pomodoro, che ha imposto una nuova visione di arte scenica, ma non solo, proprio attraverso una efficace apertura alla fruizione di un bene, la cultura, intesa nella sua dimensione più alta e significativa per tutti.
                                      

Ecco il perché di questo luogo - laboratorio artistico.
Nella sua lunga vita, sono passati più di 10 anni da quando l'intuizione di Teresa si è fatta teatro nella splendida cornice di via Orcagna, luogo peraltro raffinato e curato sempre nei particolari, luogo che colpisce per la sua bellezza intrinseca oltre che per i contenuti dell'opera artistica. Il successo ha dimostrato quanto esso sia importante.
Quando, nell'anno 2008, lo Spazio Teatro NO'HMA perse improvvisamente e prematuramente la sua anima e la sua guida, io, Livia, mi trovai smarrita.
Che fare quando, sia pure da lontano, si è condiviso fino in fondo un progetto così entusiasmante nella sua cornice di fondo, ma così legato a Teresa nell'attività quotidiana, al suo lavoro di drammaturga, attrice, regista, in una parola, anima di questa originale esperienza?
Una certezza era però ferma dentro di me, non può finire un'esperienza così grande, la sua intuizione di fondo ha una sua universalità, deve vivere oltre la sua fondatrice. Oggi siamo alla quarta stagione dello Spazio Teatro NO'HMA Teresa Pomodoro e tanto è mutato, mutato, però, mantenendo lo spirito originario.
Le stagioni dello Spazio Teatro NO'HMA hanno visto come protagonista – regista Charlie Owens, che aveva intensamente collaborato con Teresa e tra di loro si era creato un sodalizio intellettuale assai intenso.
E' a lui che voglio cedere la parola per dire, con la verità del cuore, che gli appartiene, come è riuscito in questo lavoro che ha felicemente innovato, senza mai tradire, anzi interpretando con aderenza al messaggio, la vocazione di questo Spazio Teatro.
Vorrei iniziare col raccontare una storia.
C'era una volta un uomo che cercava la felicità, ma gli riusciva tremendamente difficile affrontare la sofferenza; così si mise in viaggio per cercare un maestro che lo aiutasse. Superò montagne impervie, attraversò sconfinate pianure desertiche ed infine, su un'altura, in una piccola tenda, incontrò un eremita al quale chiese:
"Se medito per quattro ore al giorno, quanto tempo impiegherò a trascendere le mie sofferenze?"
L'asceta lo guardò e disse:
"Se mediterai quattro ore al giorno, credo che impiegherai dieci anni".
Pensando che dieci anni fossero troppi e che si sentiva di poter dedicare più ore alla meditazione, l'uomo allora disse:
"Se medito otto ore al giorno, quanto tempo impiegherò?"
L'eremita lo guardò e disse:
"Se mediti otto ore al giorno, è probabile che ci vorranno una ventina d'anni".
L'uomo stupito, ribatté:
"Ma come mai, se medito di più, impiegherò più tempo?
L'eremita rispose:
"Non sei al mondo per sacrificare la tua gioia o la tua vita. Sei qui per vivere, per essere felice e amare. Due ore di meditazione non sono un peso, ma otto esigono uno sforzo che ti procurerà stanchezza e non ti permetterà di capire il senso di ciò che stai facendo e quindi non potrai godere della vita. Fai del tuo meglio in ogni cosa e forse scoprirai che indipendentemente da quanto mediti, puoi vivere, amare ed essere felice".

La filosofia che ha legato Teresa e me è contenuta in questa storia. Era una gioia lavorare con lei. Concepito un progetto ci si metteva subito all'opera per dargli corpo, per innescare un dialogo col pubblico e, attraverso l'atto teatrale, innescare un processo di cambiamento: progetti che nascevano come intuizione e che nella collaborazione crescevano, evolvevano nel gioco continuo tra la sua scrittura, attori, musicisti, operatori e pubblico.
Questa l'eredità che Teresa mi ha e ci ha lasciato.
Le quattro stagioni hanno avuto tutte un filo conduttore, il manifesto che per ogni stagione ha preceduto il catalogo con l'indicazione delle attività dell'anno di lavoro.
Scrivevamo nel primo manifesto "novità nella continuità" e a partire da quel primo anno il ciclo principale di rappresentazioni ha costituito per ognuno la tappa di un viaggio intellettuale complesso ma, riteniamo, profondo e fortemente partecipato da un pubblico sempre più intrigato e curioso.
Dalle "guerre dimenticate" al "potere ha tutti i peccati" a "i cinque sensi+1" al manifesto di quest'anno "il buio, la luce e i suoi colori" il nostro viaggio ha cercato di scandagliare l'animo umano, di coglierne debolezze, vizi, virtù, con ironia e attenzione, rappresentandoli con parola, immagini, musica e danze, in una ricerca del bene fondamentale dell'umanità capace di esprimersi nella civiltà variegata, sfaccettata, accogliente e solidale che non può non essere obiettivo di una qualità della vita finalmente fondata sulla bellezza, l'eleganza, la dignità.
Così la voleva Teresa che con il suo sorriso più sornione immaginava e ci faceva immaginare un mondo potenzialmente elegante, che rifiutava tutto ciò che non lo è: gli scippi, le violenze, i delitti anche e perché no, quelli finanziari sono sicuramente ineleganti e perciò dovrebbero essere automaticamente banditi da tutti.
E allora facciamolo e pratichiamolo questo elogio dell'eleganza: è un bel modo di vedere un futuro migliore!