No´hma e la sua storia

La storia

L’Associazione Culturale NO’HMA è stata fondata nel 1994 da Teresa Pomodoro che ne diviene “l’anima”, coadiuvata da personalità del mondo della cultura, dell’arte, delle scienze con l’obiettivo di coinvolgere le aree della marginalità in percorsi ad alto livello culturale.
Fin dagli inizi NO’HMA ha proposto tematiche culturali e di interesse sociale attraverso il teatro, realizzando eventi, percorsi seminariali multimediali, manifestazioni e performance artistiche, sceniche e musicali, diventando un punto di riferimento a Milano e nel territorio per i caratteri di multidisciplinarità, varietà di linguaggi e per la grande capacità di coinvolgimento e di immersione etica nel sociale e nell’attualità.

Dal monologo di Teresa Pomodoro dell’8/7/04:
“Proust, senza saperlo, ha legato il suo nome alla Madeleine, NO’HMA a questo luogo d’acqua…mura che hanno echi di acqua, estrazione dell’elemento fluido che è all’origine della vita, la vita del pensiero, la vita della creazione, la vita del cuore. Senza saperlo, questo è curioso…gli elementi ci precedono, sono prima di noi, prima della nostra nascita. Acqua, luogo di rivelazione…l’acqua ci ammaestra…sincronismi, coincidenze che sembrano lontane, si saldano a un certo momento e diventano destini di luoghi. Di tempi, di persone, i nostri destini…
Un giorno di primavera tanti anni fa nasceva NO’HMA da uno slancio spensierato, giovane di gioiosa immersione nel “fare esperienza” di sé e dell’altro in un rapporto di creazione e di scoperta.
Si scelse un nome che fosse vero e potesse “germinare”, era un giorno di primavera…la primavera di Botticelli quando la verga di Ermete padre di Pan si solleva e Zefiro panicamente si getta su Clori che si tramuta in flora, mentre Venere invita alla danza le Tre Grazie, Virtù e Bellezza si intrecciano a Voluttà.
Su tutta la storia di NO’HMA il mistero; il destino dell’acqua, il principio che tutto plasma…l’acqua capace di inglobarsi nella goccia, di defluire, dilagare, farsi gorgo, celarsi nelle nicchie delle rocce e nelle conchiglie, cadere sulla terra e sprofondare negli abissi per tornare a zampillare reggendo il mondo nelle sue convessità.
Così NO’HMA intraprese il viaggio nel cuore della materia, cercando la vita, dovunque, proponendo dovunque l’apprendimento della bellezza, i riti della cortesia e della grazia, la linfa di un pensiero attivo, una forza solare tentando di superare muraglie impenetrabili, quei carceri dove ogni traccia di vita spirituale viene spenta con metodi inesorabili. Il viaggio lungo molti anni ha portato NO’HMA ad ospitalità in luoghi diversi, noti e meno noti, importanti e sconosciuti, di gioia e di sofferenza, di benessere e di solitudine, sempre collocando la sua scena, sempre inaugurando il suo teatro, trasferendo messaggi che si comprendono solo con le viscere e con il cuore come diceva Artaud. Così di esperienza in esperienza, la centralità dell’impegno culturale, sociale di NO’HMA si dipana.
Si svolge, si snoda e riannoda, cercando di porre domande; di intraprendere strade complesse, di sollecitare assopimenti e inerzie, lottando, creando identità e guardando la vita anche dalla parte dello Jaques di Shakespeare quando enuncia lo statuto del buffone:

Investitemi del costume di Arlecchino,
lasciatemi dire la mia, e da parte a parte
il sozzo corpo del mondo infetto ripulirò.


È comica la Vita quando crede di essere il criterio della verità mentre Tempo e Spazio già la deridono!
Dell’uomo medio ermeticamente chiuso nei ruoli che la società gli assegna. NO’HMA ha voluto essere libera, per attraversare la tragedia e il sacrificio, la discesa sotto terra e la trasvolata per l’aria, libera di immergersi nell’acqua a contatto con il fuoco.
Il delirio apparente si stempera nella ironia, nella risata che azzera, se significante, ogni parola aulica e atteggiamento ieratico.
Questo è il teatro NO’HMA, il fine è la comprensione, l’insieme dei ricordi, delle fantasie, delle emozioni che appartengono a tutti.
Quando l’arte si estingue, le maniere diventano brutali e NO’HMA su questo pericolo concentra se stessa in nome dell’armonia e del ritmo segreto di tutte le cose credendo in un aura che investe luoghi, tempi, persone.
Questa aura a volte cresce, diventa turbine, nube abbagliante, riverbero. È ciò che è capitato quando per la prima volta mi trovai davanti a questa palazzina in rovina; murata, degradata…le mura mi guardarono con intenzione, fecero un cenno…e la convinzione di farne la casa di NO’HMA sembrò destino, passionale fatale, piacere e amore dell’arte realizzate. Varcati finalmente gli arrugginiti cancelli, la prima sorpresa: un grande cespuglio di rose fiorite appoggiate ad un muro scalcinato.
La rosa vita vivente, la definisce Agostino, i suoi petali scomparti di un mandala, corde di strumenti musicali unificate nel corpo e timbro sonoro. Dal palpito delle rose color carne all’ingresso nella grande fossa d’acqua che oggi è questo teatro. Sgomento, emozione; acqua stagnante, lasciata imputridire in attesa da tanto tempo come un mito di creazione, acqua paurosa sensuale, materna, simbolo di inconsce energie, di motivazioni segrete e sconosciute…l’aura è rimasta, l’acqua è luce, parola nei miti e riti più antichi. I Dogon, i Barbara dell’Africa nera per acqua secca e parola secca intendono il pensiero, spetta al dio Amma creare l’acqua umida, la parola del sogno, del sentimento.
Pensiero, sentimento: NO’HMA, così antica, così giovane.
Forse dietro ogni specie c’è l’angelo della specie e di qui forse l’immagine immaginata e immaginante, il gran teatro del mondo immaginale che vuole penetrare l’esistente, farne parte attiva e che NO’HMA non cesserà di allestire e portare in scena.
Un progetto: rendere i sogni più vividi della veglia”.

Questo e tanto altro ha realizzato nell’arco degli anni lo Spazio Teatro NO’HMA ristrutturato con fedeltà alla sua origine e divenuto mutevole luogo di invenzione artistica.
Questo continuerà ad essere, avvertendo, come il pubblico percepisce sempre, che l’anima dell’acqua è sempre la presenza vitale di questo spazio.